Il 16,4% delle donne italiane si sente poco o per niente sicura quando cammina da sola, al buio, nella zona in cui vive. Tra gli uomini la quota scende al 7,4%. Sono i numeri dell’ultima indagine Istat sulla percezione della sicurezza, riferita al biennio 2022-2023, che ne aggiunge un altro: il 19,5% delle donne rinuncia a uscire la sera per paura. A Torino il tema ha anche un risvolto statistico preciso. Nelle ultime edizioni dell’Indice della criminalità del Sole 24 Ore, costruito sulle denunce raccolte dalle forze dell’ordine, la provincia compare tra le prime sei d’Italia, alle spalle di Milano, Roma e Firenze; nell’edizione 2024, su dati 2023, era terza per furti con strappo e sesta per furti con destrezza, la categoria che comprende i borseggi.
Da qui nasce la domanda che si pone chiunque stia pensando a un corso di autodifesa: che cosa si impara, davvero, in palestra? Il Krav Maga e le arti marziali miste, due discipline con storie molto lontane, danno risposte diverse e in parte complementari.
Krav Maga e MMA: da dove nascono e cosa hanno in comune
Le origini del Krav Maga, in ebraico “combattimento ravvicinato”, sono strettamente legate a Imi Lichtenfeld, nato a Budapest nel 1910 e cresciuto a Bratislava, dove si era fatto un nome come pugile e lottatore, si unì ad altri atleti ebrei per difendere il proprio quartiere.
Lasciata la Cecoslovacchia nel 1940, raggiunse la Palestina due anni più tardi e dal 1944 cominciò ad addestrare i combattenti dell’Haganah. Con la nascita dello Stato di Israele diventò istruttore capo di preparazione fisica e Krav Maga nella scuola di combattimento dell’esercito. Nel 1964, lasciata la divisa, adattò il metodo alla polizia e ai civili, ed è da quella versione che discendono i corsi di oggi.
Le arti marziali miste hanno una storia più recente, e decisamente più televisiva. La formula moderna prende forma a Denver nel novembre 1993, con il primo evento dell’Ultimate Fighting Championship, pensato per mettere uno contro l’altro pugili, lottatori, karateka e specialisti di jiu-jitsu brasiliano. Nel giro di qualche anno arrivarono categorie di peso, round, guanti e arbitri, e le MMA sono diventate uno sport da pieno contatto che unisce colpi in piedi, proiezioni e lotta a terra.
Le due discipline si incontrano spesso nella stessa palestra. Il Krav Maga lavora sulla reazione a un’aggressione; le MMA abituano al contatto pieno, al ritmo di un confronto reale e alla lotta a terra.
Com’è fatto un allenamento di autodifesa, tra tecnica e gestione della paura
La prima lezione, per molti, serve soprattutto a misurare la distanza tra quello che si crede di saper fare e quello che il corpo fa davvero. Dopo il riscaldamento tendenzialmente si lavora sulla guardia, sulla distanza e sugli spostamenti, poi sui colpi portati ai colpitori, in coppia. Arrivano quindi le prime liberazioni: da una presa al polso, da una spinta contro il muro. I gesti sono pochi e volutamente semplici.
C’è un motivo fisiologico, naturalmente: sotto stress l’adrenalina accelera il battito, restringe il campo visivo e peggiora la precisione dei movimenti delle mani, e le tecniche troppo elaborate, imparate a freddo, tendono a sparire proprio quando servirebbero. Per questo, con il passare delle settimane, gli istruttori portano gli allievi a eseguire gli stessi gesti in condizioni sempre meno comode: con il fiato corto dopo una serie di esercizi, a occhi chiusi fino al segnale dell’attacco, in spazi stretti, con più di un aggressore simulato. Nelle MMA lo stesso lavoro passa dallo sparring, introdotto in modo graduale e con le protezioni.
Donne, ragazzi e aziende: corsi diversi per chi si allena per motivi diversi
La difesa femminile ha programmi propri, costruiti sulle aggressioni che le donne possono ritrovarsi a subire più di frequente. Si lavora molto anche sulla posizione, distanza e possibilità di sottrarsi alla presa.
Con i ragazzi l’impostazione cambia ancora. Nei programmi contro il bullismo i colpi contano meno della postura, del tono della voce, della capacità di dire di no e di chiedere aiuto a un adulto; l’allenamento fisico diventa soprattutto un modo per acquistare sicurezza e autocontrollo, in un gruppo con regole chiare.
Esiste infine una domanda che arriva dalle imprese. Alcune aziende organizzano stage di difesa personale per i dipendenti, in particolare per chi lavora a contatto con il pubblico o rientra a casa a tarda sera, con lezioni pensate per prevenire e gestire un momento di tensione. Oltre ai corsi di gruppo, poi, le lezioni private seguono i tempi del singolo allievo, utili per chi parte da zero.
A Torino, allo Sporting Dora, per esempio, corsi di gruppo, lezioni private e programmi per donne e ragazzi sono seguiti dal maestro Alessandro Pintaldi, da oltre trent’anni nella difesa personale e negli sport da combattimento. Il miglior corso di Krav Maga e MMA a Torino prevede in ogni caso che ci si prenda sempre i propri tempi: nella maggior parte delle scuole il passaggio da un livello all’altro richiede mesi di pratica regolare e un esame, e anche nelle MMA il contatto e lo sparring dovrebbero essere introdotti gradualmente, in base alla preparazione degli allievi.
