Quanto tempo passano i bambini davanti a uno schermo? È una domanda che prima o poi ci facciamo tutti. Tablet e smartphone fanno parte della vita di casa, solo che la questione è un’altra: cosa offriamo ai bambini oltre allo schermo, con cosa riempiamo le loro giornate quando il dispositivo è spento? Educare oltre gli schermi comincia da qui, dalle alternative che riusciamo a offrire, per allenare l’intelligenza emotiva.
Perché i bambini passano sempre più tempo davanti agli schermi
Gli schermi sono ovunque: in casa, in macchina, e ce li portiamo spesso nella borsa. E anche in giro ci capita di vedere fin troppo spesso un tablet acceso nelle mani di un bambino mentre i genitori sono seduti al ristorante. Video e app, del resto, sono costruiti apposta per catturare l’attenzione e trattenerla a lungo: un contenuto ne richiama un altro, e staccarsi diventa faticoso persino per noi adulti. Ogni piattaforma studia nel dettaglio come far scorrere un video dietro l’altro, e un bambino ha ancora meno strumenti di noi per accorgersene e fermarsi.
Le giornate corrono, gli impegni si sommano, e il dispositivo sembra quasi diventato la scorciatoia più rapida quando serve mezz’ora di tregua. Il problema non arriva dal singolo utilizzo, che di per sé non fa danni, quanto dall’abitudine che si radica quando lo schermo diventa la risposta automatica a ogni pausa e a ogni momento di noia.
Le alternative educative ai dispositivi digitali per bambini e ragazzi
Le alternative esistono: molte sono le stesse cose con cui siamo cresciuti noi, quando gli schermi erano meno presenti. Il gioco all’aperto resta la soluzione più semplice e immediata: bastano un parco o un cortile, e un bambino trova quasi sempre il modo di inventarsi qualcosa. Anche la lettura continua ad avere la sua importanza, pure solo qualche pagina la sera, perché richiede un tipo di attenzione lento e concentrato, diverso da quello a scatti dei video.
Le attività manuali hanno un effetto simile: costruire o disegnare regala una soddisfazione precisa, aver fatto una cosa con le proprie mani dall’inizio alla fine. Anche qualcosa fatto in famiglia, come cucinare insieme o una partita a un gioco da tavolo, tiene occupata la testa in un altro modo e crea l’occasione per stare vicini.
Chi è più grande può ritrovare la stessa cosa nello sport o in uno strumento musicale, che chiedono costanza e restituiscono risultati nel tempo. Contano molto anche le esperienze dal vivo, quelle in cui si esce di casa e si sta insieme ad altri, da uno spettacolo a una semplice gita fuori porta. Nessuna di queste ha bisogno di grandi mezzi: a volte basta spegnere la televisione e mettere sul tavolo un’altra proposta, mettendo in conto pure il classico “mi annoio”, che spesso precede proprio il momento in cui la fantasia riparte.
Apprendimento attraverso il gioco: perché funziona con i bambini
Tra tutte le alternative, il gioco merita un discorso a sé, perché i bambini imparano (e allenano la creatività, la socialità e l’intelligenza emotiva) soprattutto facendo: provano una cosa, la sbagliano e la rifanno, e intanto assorbono regole ed emozioni molto più di quanto farebbero da una spiegazione a parole. L’apprendimento attraverso il gioco funziona proprio per questo.
Esistono realtà e attività che hanno costruito il proprio mestiere esattamente su questo, come Maki e Sonia, che portano in giro spettacoli dal vivo pensati per le famiglie, dove un pupazzo o una bolla di sapone gigante diventano il pretesto per fermare tutto e ridere insieme, adulti e bambini nello stesso momento.
Dietro c’è spesso più preparazione di quanto si immagini: una formazione in Scienze dell’Educazione, esperienza pregressa, tutto per creare un momento di vero stupore, di quelli che un bambino porta con sé a casa e che ricorda anche a distanza di anni. E funziona perché accade dal vivo, una volta sola, con altre persone intorno: un momento da vivere pienamente nel presente.
Educare oltre gli schermi nella vita di tutti i giorni
C’è un aspetto da considerare: a un bambino a cui si toglie e basta lo schermo resta solo la speranza di riaverlo. Le cose cambiano quando, accanto al dispositivo, si trova qualcosa di altrettanto interessante da fare. Tocca a noi adulti creare quelle occasioni, e a volte serve anche darci un limite per primi: è difficile chiedere a un figlio di posare il tablet se noi controlliamo il telefono ogni due minuti, persino prima di dormire.
Aiuta fissare qualche abitudine semplice, momenti in cui i dispositivi restano spenti per tutti, come i pasti o, appunto, l’ora prima di dormire, e riempirli con altro, che sia una storia letta insieme o una passeggiata prima di cena. Non serve che sia sempre qualcosa di speciale, e non deve nemmeno succedere tutto in una volta. Anzi, sono spesso i momenti più ordinari, quelli ripetuti giorno dopo giorno, a restare impressi man mano che i bambini crescono. Gli schermi faranno parte della loro vita comunque, ed è giusto così. A noi resta il compito, più modesto e concreto, di fare in modo che non siano l’unica cosa che i nostri figli ricorderanno di quando erano piccoli.
