collezione moda

Cosa c’è dietro una collezione che troviamo in negozio? Il percorso comincia prima del capo finito, con due aspetti indispensabili: l’idea creativa e la possibilità di produrla davvero. Se ne occupa lo studio stilistico, la figura che affianca un brand dal primo concept fino al prodotto pronto per la produzione.

Come nasce una collezione moda: il metodo dello studio stilistico

Il punto di partenza, per uno studio stilistico, non è l’ispirazione ma il marchio con cui si lavora. Prima di disegnare qualsiasi cosa si guarda a chi è quel brand, a quale pubblico si rivolge, a come si posiziona rispetto agli altri e con che linguaggio visivo comunica. È da qui, dall’identità dell’azienda, che prende forma una direzione stilistica coerente.

Su questa base si passa poi al disegno, che funziona da strumento di lavoro. Gli schizzi e le tavole tecniche, le varianti di colore, le prime prove di vestibilità sono il modo in cui un’idea viene messa alla prova, passaggio dopo passaggio. Ed è la fase in cui creatività e fattibilità industriale imparano a convivere, perché un capo non può reggere solo sulla carta, o in passerella. Uno studio del genere lavora di solito su più fronti insieme – linee uomo e donna, sportswear, capi da lavoro evoluti, progetti speciali – e c’è chi lo fa da tempo: Mister Style segue progetti così dal 1995, tra collezioni intere, capsule e tirature limitate.

Dalla progettazione al capo: disegno, vestibilità e dettagli costruttivi

Tra il disegno e il capo appeso in showroom c’è la parte meno vistosa e più tecnica, quella che di fatto rende un’idea qualcosa da indossare e da mandare in produzione. Contano i dettagli costruttivi: come è tagliato un abito, come cade sul corpo, dove corrono le cuciture, quali sistemi di chiusura adottare.

La vestibilità, in particolare, è uno dei nodi da cui dipende la riuscita di un prodotto, ed ecco perché ogni brand si affida a chi lo fa di mestiere: uno studio stilistico con consulenza moda e progetti abbigliamento come Mister Style porta il capo dal concept fino alla sua definizione tecnica e costruttiva.

Brevetti moda e innovazione tecnica sull’abbigliamento

Una parte della ricerca, meno immediata quando si pensa alla moda, riguarda i brevetti e le soluzioni tecniche applicate al capo. Non tutto, nell’abbigliamento, è questione di linea e di colore: c’è anche il modo in cui un indumento funziona una volta indossato, come si chiude e come si regola sul corpo di chi lo porta.

Sono aspetti su cui si può innovare sul serio, magari con un sistema di chiusura strutturato meglio, o una regolazione che adatta lo stesso capo a corporature diverse: interventi che partono dallo studio della funzionalità, prima ancora che dell’estetica. A volte basta ripensare un elemento che diamo per scontato, un aggancio o un polsino, perché il capo renda di più nell’uso di ogni giorno. È il campo in cui la moda sfrutta la tecnica pura e semplice, ed è importante soprattutto in certi ambiti – i capi da lavoro evoluti, lo sportswear – dove la funzione vale quanto l’aspetto, se non di più.

Tessuti naturali e tinture sostenibili: canapa, cotone e lavorazioni d’autore

L’ultimo tassello, e per certi versi il primo, è la materia: il tessuto da cui tutto parte. L’attenzione va alle fibre naturali e sostenibili – la canapa, il cotone, il lino, il denim – scelte in base al progetto, per quello che sanno dare sul piano estetico e su quello pratico. La qualità del materiale entra a far parte della direzione stilistica, perché oggi più che mai c’è anche una spinta che va oltre l’estetica, cioè l’attenzione verso materiali a minor impatto, ormai parte dell’identità di molti brand.

Attorno a queste basi ruota una ricerca precisa sul colore e sui trattamenti. Le tinture naturali e i pigmenti vegetali danno risultati diversi da quelli industriali, con effetti sulla superficie del tessuto che cambiano da un capo all’altro. Lo studio interviene anche con rework e sovratinture, trasformando una base già esistente in qualcosa di nuovo. È un lavoro artigianale, fatto a mano; non a caso Mister Style ha dato a questa ricerca un nome, RE-AI, “Intelligenza Artistica”, un modo di intendere il trattamento del tessuto come parte del progetto creativo.