Il settore IT (Information Technology) rappresenta da sempre uno dei rami più innovativi dell’informatica. Comprende al suo interno tutto ciò che ruota attorno all’uso dei computer, a livello sia hardware che software, occupandosi della gestione dei dati a 360°: dall’archiviazione all’elaborazione, fino alla trasmissione, alla consultazione e alla protezione.
Negli ultimi anni sta vivendo una fase di forte cambiamento, in particolare per quanto concerne il ramo della virtualizzazione dei server.
Si tratta di un processo in cui la componente software dei server fisici viene resa indipendente da quella hardware, con una riduzione considerevole dei costi ma anche dei limiti legati alla parte hardware. Il risultato è un’efficienza superiore per chi utilizza app, workspace e strumenti online di altro tipo.
Recentemente, le modifiche ai modelli di licensing da parte dei principali vendor proprietari hanno spinto diverse organizzazioni a riconsiderare le proprie architetture digitali, optando per le soluzioni open source. In tale ambito, una delle piattaforme più apprezzate è Proxmox Virtual Environment, a fronte di una proposta che la rende rilevante per le Piccole e Medie Imprese (PMI) e la Pubblica Amministrazione (PA). In questo articolo vi raccontiamo qualcosa di più sulle sue caratteristiche.
Il cambiamento nei modelli di licensing
Ma come mai le soluzioni open source sono tornate d’attualità? Parliamo di un modello che si distingue da quello proprietario per la maggiore possibilità di modificare gli elementi strutturali del software. Si ha dunque a che fare con dinamiche differenti di distribuzione e di modifica delle funzionalità.
Proxmox Virtual Environment è una piattaforma open source di ultima generazione nel ramo della virtualizzazione aziendale. Emerge per la capacità di integrare l’hypervisor KVM e i contenitori LXC. Tutto parte quindi dall’uso del sistema operativo Linux: gratuito, altamente personalizzabile e performante. Proxmox VE è rilasciato sotto licenza GNU AGPLv3, con la conseguente eliminazione dei costi legati al numero di socket, core o macchine virtuali.
Per la PA, questo approccio modifica il modo stesso in cui si acquisiscono le risorse IT: non si acquista il diritto d’uso del software, come avviene nelle soluzioni proprietarie di cloud computing, ma si sottoscrivono dei servizi di supporto opzionali. L’accesso ai repository Enterprise e il supporto tecnico costituiscono l’unico costo variabile, trasformando le spese da CapEx (spese in conto capitale) a OpEx (spese operative). C’è inoltre da considerare la compatibilità ad ampio raggio dell’hardware, che riduce la necessità di acquisire server specifici certificati dai vendor.
Un’architettura “All-in-One”: verso una virtualizzazione integrata
Dal punto di vista tecnico, Proxmox VE è progettato come una piattaforma iperconvergente. Cosa significa? A differenza delle architetture open source di stampo tradizionale che richiedono moduli separati, questo tipo di soluzione integra nativamente più aspetti. Ecco quelli più rilevanti:
- Creazione di Cluster ad Alta Disponibilità (High Availability o HA): si assiste a una configurazione multi-nodo in grado di assicurare una migliore continuità operativa.
- Networking e standard più elevati di sicurezza: il risultato è una gestione avanzata delle reti (bridge, bond, VLAN) e un firewall distribuito, con standard più elevati di cybersecurity.
- Proxmox Backup Server e backup incrementali delle macchine virtuali: si tratta di misure più efficaci di backup per la protezione dati e il loro ripristino, che diventa più veloce in caso di ransomware.
Open source e conformità normativa nella PA
L’adozione di soluzioni open source nella Pubblica Amministrazione è importante che risulti in linea con le direttive del Codice dell’Amministrazione Digitale. Qualcosa in cui l’adozione di Proxmox VE offre garanzie concrete, a fronte di tre implicazioni principali:
- Trasparenza e auditabilità: l’accesso diretto al codice sorgente permette di apportare verifiche di sicurezza in modo indipendente. Ciò si traduce da un lato in assenza di backdoor e dall’altro in un controllo più importante sui dati trattati.
- Sovranità Digitale: l’utilizzo di standard aperti riduce drasticamente la dipendenza da fornitori esteri, assicurando la portabilità dei dati nel lungo periodo.
- Efficienza delle risorse: si assiste a un’ottimizzazione dell’hardware esistente senza alcun vincolo di licenza verso i macchinari.
Gestione e usabilità delle piattaforme moderne
La complessità delle soluzioni open source basate su sistema operativo Linux è da sempre percepita come una barriera che ne rende difficile l’utilizzo. Le opzioni di virtualizzazione dei server come Proxmox VE mitigano questo aspetto, complice un’interfaccia web centralizzata che gestisce cluster, storage e networking senza doversi avvalere di una riga di comando o dell’installazione di client.
La sicurezza è garantita grazie a un’autenticazione a due fattori (2FA) e all’integrazione con server LDAP/Active Directory esterni. Il risultato è l’equilibrio tra performance, flessibilità e controllo dei costi: aspetti fondamentali per l’aggiornamento delle infrastrutture IT sia per le realtà della PA che per le PMI.
