Osteopatia Energetica Fluidica Non Strutturale, la disciplina 

Quando parliamo di osteopatia, la prima immagine che ci viene in mente è quella delle manipolazioni, quindi il lavoro sulla struttura muscolo-scheletrica. È l’osteopatia che conosciamo, quella strutturale, e per molte persone è l’unica che esiste. Ma c’è un altro modo di intendere il corpo e il suo equilibrio, un approccio che lavora in modo completamente diverso: dolce, sottile, orientato ai fluidi corporei invece che alle ossa e ai muscoli. Si chiama Osteopatia Energetica Fluidica Non Strutturale, una scoperta che cambia la prospettiva su cosa significhi davvero “riequilibrare” l’organismo.

Cosa significa osteopatia fluidica e in cosa si distingue dall’osteopatia tradizionale

L’osteopatia tradizionale lavora prevalentemente sulla struttura: vertebre, articolazioni, fasce muscolari. L’idea di base è che se la struttura è allineata e mobile, il corpo funziona bene. È un approccio che ha la sua validità e i suoi risultati, ma che agisce dall’esterno verso l’interno, attraverso manovre meccaniche.

L’Osteopatia Energetica Fluidica Non Strutturale è differente, perché questo approccio sposta l’attenzione sulla circolazione interna del corpo, in particolare su sangue, linfa e liquido cerebrospinale, considerati elementi centrali nel mantenimento dell’equilibrio generale, e quando qualcosa li blocca, il corpo comincia a compensare, a irrigidirsi, a somatizzare.

L’approccio è dolce. Le stimolazioni sono leggere, non invasive, e mirano a ripristinare il dinamismo dei fluidi dove si è interrotto. Si ascolta il corpo, così da individuare i punti dove il flusso è compromesso. È un tipo di intervento che non comporta i rischi delle manipolazioni strutturali, e che proprio per la sua delicatezza è adatto anche a persone che non potrebbero sottoporsi a manovre più intense.

L’Osteofluidica®, come viene anche chiamata, affonda le sue radici nel metodo Poyet e nella medicina energetica, e integra concetti della tradizione osteopatica con una lettura del corpo in termini di flussi, pulsazioni e circolazione energetica.

Fluidi corporei e memoria del corpo: come funziona il trattamento

L’idea alla base è affascinante e, a suo modo, molto intuitiva. Nel corso della vita accumuliamo stress di ogni tipo: fisici, emotivi, psicologici. Traumi, incidenti, periodi difficili, tensioni prolungate. L’idea è che il corpo non reagisca mai a compartimenti stagni: una tensione emotiva, un trauma o un periodo di stress possono lasciare tracce anche in zone apparentemente lontane tra loro (cuore-testa, per esempio).

Quando lo stress è troppo o troppo intenso, il corpo può organizzare compensi e zone di chiusura che, nel tempo, limitano la sua libertà di adattamento. Nell’immediato è un meccanismo di difesa utile, ma col tempo questi blocchi si stratificano, si compensano l’uno con l’altro, e creano rigidità, ristagni, zone di tensione cronica. È come se alcune esperienze restassero registrate nel corpo, accumulandosi una sull’altra: alla lunga, possono manifestarsi come dolori, rigidità, disturbi che sembrano non avere una causa chiara.

Con il trattamento osteofluidico, si interviene proprio su questi strati; attraverso un bilancio di ascolto pulsatile, l’operatore rileva dove i blocchi si trovano e quanti sono. Più l’organismo ha dovuto attivare meccanismi di compensazione nel corso della vita, più strati emergeranno durante la valutazione.

Cosa succede durante una seduta e cosa si percepisce

Chi si avvicina per la prima volta a una seduta di osteopatia fluidica spesso non sa cosa aspettarsi, e questo è comprensibile. Il paziente è disteso, mentre l’operatore appoggia le mani in modo leggero su punti specifici del corpo; il contatto rimane sempre delicato, quasi impercettibile in certi momenti. Nel frattempo ascolta le pulsazioni dei fluidi, rileva le zone dove il movimento è assente o ridotto, e attraverso stimolazioni mirate rilancia la circolazione dove si era interrotta.

Si lavora per ottenere una sensazione di tranquillità profonda, per raggiungere il rilassamento muscolare, una leggerezza che si avverte a livello mentale oltre che fisico. Col proseguire delle sedute, questo processo si approfondisce: è infatti un percorso, non una soluzione istantanea. Il corpo ha accumulato i suoi blocchi in anni, a volte in decenni, e il processo di liberazione richiede tempo e costanza.

Fabio Rizzo e la formazione in Osteofluidica®: un percorso che parte dall’operatore

Fabio Rizzo pratica l’Osteofluidica® a Parma, dove è possibile prenotare un trattamento completo direttamente con lui. La sua competenza nella disciplina si affianca a un aspetto che rende questo approccio particolarmente interessante: il ruolo centrale dell’equilibrio dell’operatore stesso.

Nell’Osteofluidica®, l’operatore non è un semplice esecutore di tecniche: per questo l’equilibrio personale di chi esegue il trattamento è una condizione fondamentale. Prima del trattamento è previsto anche un lavoro di centratura personale, per arrivare alla seduta in una condizione di neutralità, di apertura nei confronti dell’altro.

La formazione in Osteofluidica® riflette questa filosofia. Il percorso formativo dura undici weekend e dà la possibilità di mettersi alla prova con la pratica manuale, il lavoro sui principali assi corporei e lo studio degli Strain, cioè quelle registrazioni di stress che, secondo il metodo, possono limitare la libertà fisica e psichica. Ma accanto alla tecnica, una parte importante della formazione è dedicata al lavoro su di sé, alla sperimentazione personale, alla capacità di porsi in relazione con il paziente in modo pulito ed etico. Per chi è curioso di approfondire questa disciplina, il primo passo è provare una seduta e lasciarsi sorprendere dalla capacità del corpo di raccontare e di ritrovare l’equilibrio quando qualcuno sa ascoltarlo nel modo giusto.